Galleria

Nel 1996 ho iniziato la mia collaborazione all’attività della galleria d’arte contemporanea Alessandro Bagnai (galleria di famiglia), nel 2008 ho aperto a Firenze uno spazio che porta il mio nome per dar vita ad un progetto che permettesse ad artisti e designers provenienti da diverse discipline di dialogare fra loro.

L’intento, con le dovute differenze, prendendo spunto dalle ottocentesche Period Rooms, era quello di creare uno spazio in cui potessero confluire varie esperienze creative .    

Il mio rimando alle Period Rooms, inoltre, voleva essere ed è un suggerimento per il collezionista affinchè completi la sua ricerca arricchendola di tutte quelle opere e oggetti d’Arte che caratterizzano il periodo storico a cui la collezione stessa è dedicata.

Questo mi sembrava importante anche riguardo alla sostenibilità della collezione, che se concentrata su un’idea e sul suo sviluppo spinta ad abbandonare la schizofrenia dovuta spesso all’assenza di una direttrice, avrebbe favorito la qualità e la permanenza della stessa nel tempo.

Non poteva certo essere l’ornamento estraneo a tale progetto e rivolgendosi la mia ricerca alla contemporaneità era per me fondamentale avere una particolare attenzione per il gioiello contemporaneo.

Già nella collezione di esordio di uno dei più importanti ed antichi musei del mondo: il Victoria and Albert Museum la gioielleria occupava un posto di grande rilievo, e continua ancora oggi ad avere grande importanza nelle collezioni di tantissimi musei di Arte in tutto il mondo.

Il legame fra la gioielleria contemporanea, l’arte, l’architettura è un legame forte che ritrova linfa negli anni ’50 nel lavoro di aristi orafi come ad esempio Hermann Junger, che pur mantenendo nelle sue piccole opere le caratteristiche proprie del gioiello ne fa un mezzo di sperimentazione.

Il fiorente movimento artistico che si crea soprattutto in Germania e in particolare a Monaco di Baviera vedrà negli anni a seguire generazioni di artisti che scelgono il gioiello come media principale della loro produzione, seppure spesso all’interno della stessa siamo presenti pittura, fotografia ecc.

Piccole sculture indossabili, i gioielli, la cui funzione e portabilità sono elementi necessari ma non indispensabili, entrano così in importantissime collezioni d’arte private.

Con questo spirito ho proposto in galleria, nelle fiere a cui ho partecipato e alle istituzioni pubbliche con cui ho collaborato, mostre il cui oggetto era, ripeto, il dialogo fra artisti provenienti da diverse discipline.

Cito quelle del MAXXI di Roma, dove nella mostra Corpo Movimento Struttura a cura di Domitilla Dardi il lavoro degli artisti orafi: Helen Britton, Monica Cecchi, Philippe Sajet, David Bielander, Giampoalo Babetto, Peter Chang era in dialogo con progetti e disegni di famosi architetti come: Carlo Scarpa,Maurizio Sacripanti, Pier Luigi Nervi, Vittorio De Feo, IaN+ e Sergio Musmeci;

lo stesso vale per l’Istituto italiano di cultura a Parigi con ancora Giamapaolo Babetto e Carlo Scarpa o al Museo Marino Marini di Pistoia con la mostra: Gli allievi dell’Allievo a cura di Marco Bazzini, ecc.

Nel 2020 ho trasferito la mia galleria a Foiano della Chiana in provincia di Arezzo, occupando una parte di un ex scatolificio.

Continuo dunque la mia attività nel solco tracciato nel 2008, con una maggiore libertà espositiva data dalle caratteristiche del nuovo spazio e con la piacevole consapevolezza di inserire i lavoro degli artisti internazionali con cui ho l’onore di lavorare all’interno di una fra le più importanti aree storiche e paesaggistiche del mondo.